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Connessi al Mondo

Connessi al Mondo
Connessi al Mondo

Ultimamente sto sempre più riflettendo sul concetto di essere “connessi al mondo”.

Per connessione intento quell’aggancio “spirituale” tra la persona e il suo contesto, quel filo che la lega al suo campo di appartenenza.

Non tutti riescono a trovare tale connessione, e tutti ne siamo alla ricerca. Non solo: capita, negli anni, che questa connessione ceda, si sfaldi, e ci ributti nel vuoto facendo crollare tutte le nostre convinzioni. Ed è allora che avvengono le crisi interiori, che ti spingono a cercare un nuovo appiglio per sentirsi parte di questo mondo.

Ecco cosa volevo rappresentare con questo disegno: dei tre astronauti intenti nel loro lavoro di ricercatori, due hanno i piedi ben saldi per terra, tutti presi dal loro lavoro. Mentre, al centro, uno di loro vede la Terra in lontananza e si sente come “ascendere”, quasi fosse in assenza di gravità.

Chi è più connesso al mondo? Chi lavora per far accrescere la conoscenza terrena, o chi riesce ancora a stupirsi innanzi ad essa?

Nonostante ritengo avrei potuto rendere molto meglio la posizione della “ascensione” dell’astronauta al centro (forse rendendolo più eretto, forse disegnando su un foglio più grande, non saprei), mi piace il fatto di essere riuscita a giocare con una prospettiva particolare (quella del parallelepipedo “aperto”) per canalizzare l’attenzione dall’esterno verso il centro.

Questa prospettiva singolare permette di osservare meglio la contraddizione tra i due astronauti a terra e quello “volteggiante” al centro. Così vicini e al contempo così distanti, i tre personaggi sono illuminati ciascuno dalla propria fonte di illuminazione: artificiale per i due periferici, terrestre per quello centrale. La scelta di non intrecciare le diverse fonti luminose sta a simboleggiare l’esperienza estremamente individuale della connessione con il mondo.

Qui sotto potete vedere i miei schizzi preliminari: l’intento prospettico, devo ammettere, è stato maledettamente difficile da comprendere, per questo vedete in alto a destra tante prove di prospettiva.

Connessi al Mondo - Prove preliminari
Connessi al Mondo – Prove preliminari

Il Maggiolino rotto – Illustrazione

Ogni tanto lo spunto per un disegno arriva da qualcosa che ho visto per una frazione di secondo, e per puro caso.

Ero passeggera di un’auto che percorreva una tangenziale di Milano, quando d’improvviso ho visto un Maggiolino fumante fermo a lato della carreggiata, preceduto da un signore d’età avanzata ben distinto negli abiti (probabilmente il proprietario dell’auto in attesa del carroattrezzi) e con una tristissima e al contempo buffa (imbronciata) espressione sul volto.

La scena mi è sembrata tragicomica al punto che ho dovuto rappresentarla in un disegno.

La notte cade in pezzi – poesia e illustrazione

La notte cade in pezzi

La notte cade
in pezzi,
ovunque si spargono
frammenti di buio.
Schegge di vuoto
circondano l'angoscia
pungolando fantasmi
e incitandoli a uscire.

Involucro di carne,
tu che contieni
spiriti avversi,
trattienli in te
affinché, nell'atto
di scappare, essi
non distruggan
la tua persona, che sovente
grida di dolore, ad ogni
rischio. Non finir - ti prego -
in pezzi
come questa notte.

Avete presente quando la solitudine mira al vostro fianco scoperto colpendovi con i ricordi di un brutto passato? Ecco, a me succede soprattutto di notte, quando sto per andare a dormire, ma non riesco. Magari sto tranquillamente leggendo un libro. Ma la testa evade, rompe il suo schema e “pungola i fantasmi” del passato sopiti, i ricordi dolorosi, e li incita ad uscire.

In questa poesia ho voluto descrivere questa sensazione nel momento esatto in cui la si prova: quando l’attenzione si astrae (rompendo la tranquillità della notte, che quindi “cade in pezzi”) e quando, allo stesso tempo, il corpo (“l’involucro di carne”) oggettivo cerca di trattenere invano i brutti ricordi, lottando per “non finire in pezzi” come quello che lo circonda. Cerca di trattenerlo perché questa esperienza non è nuova, ma ricorrente.

Nel disegno (china nera su carta) ho voluto rappresentarlo in modo molto semplice, ironico, con il “solito” fantasma del passato che “di nuovo” coglie di sorpresa la vittima, mentre era sola e concentrata su altro.

Il guscio

  • Il guscio - Poesia e disegno
  • Il guscio - Poesia e disegno
  • Il guscio - Poesia e disegno

Il guscio

Mi comporto
Come se fossi in guscio
Invisibile costretta
Nessuno lo vede
Nemmen'io, ma lo sento
È duro duro e non mi posso
Muovere davvero.

È pure capitato
Che con inciampo goffo
Una mano scivolasse
Al di là della barriera
Senza alcuna frizione
Ma come scottata
Ritratta la mano lascio
Che riprenda rapida
Il suo ovvio torpore.

Hai il genio, ti dici,
Hai il genio inespresso
Ma in realtà non sai nemmeno
In cosa potresti avere successo.


Il guscio ch'era feto sarà la tua bara

Nessuno si è accorto
Ma tu sei già morta

Talvolta ho quest’orribile sensazione di sentirmi “bloccata”: penso abbia una radice profonda, forse risalente addirittura all’infanzia. È una sorta di vocina interiore che mi sussurra “non sei capace, non sei abbastanza”, nonostante la parte oggettiva di me sappia che per essere bravi in qualcosa bisogna allenarsi a lungo e con costanza.

Quindi provo delle sensazioni contrastanti nello stesso momento: da un lato vorrei produrre qualcosa di creativo, non so bene cosa, ho tante idee sparse senza un ordine preciso; dall’altro mi sento come congelata, mentre la mente è in subbuglio il corpo non si muove, rimane bloccato nell’indecisione e nella paura di starmi in qualche modo sopravvalutando.

È un guscio che mi blocca e che, allo stesso tempo, mi protegge: come il feto primordiale, o come la bara postuma.

Qualcuno lo chiamerebbe “blocco creativo”, secondo me si tratta di qualcosa di più profondo e radicato dentro di me. O meglio, qualcosa che sta per “mettere radici”: solitamente è ciò che provo poco prima di sentire crescere, dentro al mio stomaco, la creatività.

Studi di inchiostrazione

Tra i vari strumenti che sto sperimentando, uno ha catturato il mio cuore: l’inchiostro.

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Octo il polpo

  • Octo's dyscalculia
  • Octo loves swimming
  • Who asked for lemons?
  • the-big-fault-is-on-you
  • Just look at the stars!

Dopo aver acquistato – finalmente! – un computer decente, ho rispolverato la mia vecchia tavoletta grafica.

Prima d’ora l’ho utilizzata con un piccolo portatile-tablet, utile per leggere e scrivere testi ma assolutamente incapace di avviare qualsiasi software che non fosse Office.

E, dopo aver installato di nuovo Clip Studio Paint, ho potuto avere nuovamente accesso ai miei vecchi disegni, o meglio ai vecchi tentativi di utilizzo della tavoletta, considerando che ogni due minuti il computer si bloccava e che la latenza tra il movimento della penna e quello che appariva sullo schermo era di almeno 30 secondi.

Beh, nonostante le difficoltà, ho prodotto diversi sketch e studi, ma soprattutto ho recuperato i miei vecchi fumetti di Octo il polpo.

La storia di Octo è molto semplice: era un piccolo personaggio che avevo creato quando mi sono trasferita a Milano e al contempo studiavo a Parma per l’Università magistrale. Ogni volta che dovevo partire, lasciavo a casa un post-it con un disegno di un polpo sempre diverso e l’orario in cui sarei tornata. Ho accumulato centinaia di post-it che sono andati perduti nell’ultimo trasloco.

Per cui, qualche anno più tardi, quando mi regalarono una splendida tavoletta grafica, ho provato subito a digitalizzare il mio piccolo Octo, per imparare ad utilizzare questo nuovo strumento con qualcosa di semplice. Ecco alcuni disegni che sono riuscita a recuperare, risalenti al 2018.

  • Il primo, intitolato “Octo’s dyscalculia“, che rappresenta il motivo perché i miei disegni di Octo non hanno mai lo stesso numero di tentacoli.
  • Octo loves swimming“, che mi sembra abbastanza eloquente da solo.
  • Who asked for lemons?“, che cerca una risposta alternativa al classico detto “se la vita ti dà dei limoni, fai una limonata”, cercando di lasciar passare il messaggio di non accettare quello che il fato ti presenta senza nemmeno provare a trovare un’alternativa.
  • The Big Fault is on you“, che voleva scimmiottare l’atteggiamento che alcune persone hanno nell’accusare le persone prima di capire che le azioni hanno motivazioni complesse, e che una “grande colpa” non può mai esistere nella realtà.
  • Infine, “Just look at the stars!“, che rappresenta un periodo di blocco creativo, dove, parlandone con chi mi stava vicino, mi sentivo ripetere “ma semplicemente crea qualcosa, senza pensarci!”. Non sono riuscita mai a far capire che il blocco creativo di solito ha una motivazione profonda, spesso inconscia, e che probabilmente quello non era il momento adatto, per me, per esteriorizzare ciò che provavo attraverso la creatività. Per rompere un blocco creativo, almeno nel mio caso, bisogna – appunto – “romperlo”: distruggere tutto quello che si è creato, o il concetto che vi si cela dietro, ripensarlo d’accapo e scavare tra le vecchie macerie finché non si trova qualcosa di nuovo. Nei momenti di blocco creativo non riesco nemmeno a guardare quanto c’è di meraviglioso attorno a me: ad alzare gli occhi al cielo mi manca quasi l’aria.

Ora Octo è uno dei personaggi che mi piace ogni tanto disegnare soltanto per esprimere un concetto profondo in un modo leggero. Come mi è capitato in questo tentativo di acquerello, che avevo creato in occasione dell’Inktober, con la parola del giorno “bait” (esca):

Octo il polpo Inktober Bait

Inktober 2019: “Anello”

Dopo aver scoperto una bella challenge diventata famosa in rete, ho voluto partecipare anch’io: parlo dell’Inktober, in cui bisogna creare un disegno al giorno sotto lo stimolo di una parola uguale per tutti.

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La creatività è un “fiorire urgente”

Fiorire-urgente-annalisa-viola-disegno-poesia

Fiorire urgente

Sento urgenza di scrivere
non lo so di che cosa, ma la mente
malamente riposa, se ora non trascrivo nulla.

Ormai sono allenata a percepire
il germe, il seme che penetra le viscere
e affonda le radici nel ventre.
E di giorno in giorno io lo sento crescere,
sbocciare, fiorire. Senza che si possa
fare niente. Uno spesso gambo
agganciato allo stomaco si eleva su in gola
e la lingua sente un prurito perenne.

Ignorarlo è un reato, è come
strapparsi un fiore dalla bocca
e lasciarlo morire.

È urgente: scrivere!
Di nulla, ma potar serve
a lasciar rifiorire.

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Il mio primo ritratto realistico

Ho sempre amato disegnare. In ogni angolo della mia memoria si trova qualche foglio che ho pasticciato in modo spontaneo ed ingenuo.

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