
Ultimamente sto sempre più riflettendo sul concetto di essere “connessi al mondo”.
Per connessione intento quell’aggancio “spirituale” tra la persona e il suo contesto, quel filo che la lega al suo campo di appartenenza.
Non tutti riescono a trovare tale connessione, e tutti ne siamo alla ricerca. Non solo: capita, negli anni, che questa connessione ceda, si sfaldi, e ci ributti nel vuoto facendo crollare tutte le nostre convinzioni. Ed è allora che avvengono le crisi interiori, che ti spingono a cercare un nuovo appiglio per sentirsi parte di questo mondo.
Ecco cosa volevo rappresentare con questo disegno: dei tre astronauti intenti nel loro lavoro di ricercatori, due hanno i piedi ben saldi per terra, tutti presi dal loro lavoro. Mentre, al centro, uno di loro vede la Terra in lontananza e si sente come “ascendere”, quasi fosse in assenza di gravità.
Chi è più connesso al mondo? Chi lavora per far accrescere la conoscenza terrena, o chi riesce ancora a stupirsi innanzi ad essa?
Nonostante ritengo avrei potuto rendere molto meglio la posizione della “ascensione” dell’astronauta al centro (forse rendendolo più eretto, forse disegnando su un foglio più grande, non saprei), mi piace il fatto di essere riuscita a giocare con una prospettiva particolare (quella del parallelepipedo “aperto”) per canalizzare l’attenzione dall’esterno verso il centro.
Questa prospettiva singolare permette di osservare meglio la contraddizione tra i due astronauti a terra e quello “volteggiante” al centro. Così vicini e al contempo così distanti, i tre personaggi sono illuminati ciascuno dalla propria fonte di illuminazione: artificiale per i due periferici, terrestre per quello centrale. La scelta di non intrecciare le diverse fonti luminose sta a simboleggiare l’esperienza estremamente individuale della connessione con il mondo.
Qui sotto potete vedere i miei schizzi preliminari: l’intento prospettico, devo ammettere, è stato maledettamente difficile da comprendere, per questo vedete in alto a destra tante prove di prospettiva.
