I più recenti studi sulla Light-Therapy hanno dimostrato che la luce è in grado di risolvere problemi cognitivi e psicologici nell’uomo. Vediamo come.

Innanzitutto, la luce regola il ritmo circadiano. Non si parla della sola luce percepita attraverso gli occhi: infatti, mentre nella visione vengono coinvolte delle opsine visive, particolari proteine contenute nei fotorecettori (coni e bastoncelli) della retina, di recente sono state scoperte delle opsine non-visive, situate in tutto il corpo e in particolare nelle cellule gangliari della retina. Questo tipo di opsine non utilizza la luce per permettere la visione, come accade con le opsine visive, ma viene attivato dalle onde luminose permettendo appunto la regolazione del ritmo circadiano. Siccome i disturbi del sonno (e quindi un ciclo sonno/veglia irregolare) sono uno dei primi sintomi di disagio psicologico, attivare in modo strategico queste cellule è una delle soluzioni per alleviare i sintomi psicopatologici.
L’attivazione mirata delle opsine non-visive ha due conseguenze principali:
E se i soggetti sottoposti a Light-Therapy non presentano alcun tipo di problema cognitivo? Molte ricerche hanno dimostrato che, in soggetti sani, la luce incrementa le facoltà cognitive, aumentando il numero di connessioni neurali e favorendo quindi la memoria, il linguaggio e altre importanti funzioni cognitive superiori.
I ricercatori si sono sbizzarriti nel cercare un accesso per illuminare al meglio le cellule interessate, ovvero le opsine non-visive situate nel cervello. Ecco quali vie di stimolazione sono state utilizzate:

Stark et al. (2012) e la stimolazione intrauricolare.
Usata da Starck e colleghi (2012), la stimolazione luminosa attraverso canale auricolare attiva un’importante opsina non-visiva, chiamata encefalopsina (o OPN3), che attiva a sua volta potenziali d’azione in aree cerebrali come cervelletto anteriore, tronco encefalico, area temporale inferiore, diencefalo posteriore e occipitale anteriore, che producono maggiori quantità di ormoni come melatonina, noradrenalina, serotonina e dopamina, coinvolti nei disturbi dell’umore e del sonno.

Lim (2013) e la stimolazione intranasale.
Al contrario del gruppo di Starck, Lim (2013) utilizza una luce vicina all’infrarosso (near-infrared o NIR), perché maggiore è la lunghezza d’onda e più a fondo la luce penetra i tessuti. Grazie al NIR, emesso attraverso lampade a LED (light-emitting diode), Lim riesce ad attivare il fotorecettore citocromo C ossidasi, producendo ATP (energia). In questo modo, l’autore è stato in grado di trattare pazienti con insonnia, deterioramento cognitivo, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, schizofrenia, emicrania, infarto cerebrale, traumi cerebrali, demenze, deficit mnemonici, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), depressione maggiore e altri disturbi dell’umore.
Questo tipo di Light-Therapy approfondiscono delle scoperte che gli studiosi già da tempo utilizzano per trattare i disturbi affettivi stagionali, altrimenti detti SAD (Seasonal Affective Disorder). Questi pazienti, infatti, soffrono di un disturbo molto particolare: il loro umore cala vertiginosamente solo durante i periodi stagionali invernali. Le ricerche hanno scoperto che il problema, in queste persone, è la melatonina: le eccessive ore di buio rendevano irregolare la produzione di questo importante ormone che regola il ritmo circadiano. Questi pazienti vengono quindi trattati con particolari lampade a ultravioletti (UVA), permettendo la regolare produzione di melatonina nel loro corpo.
Aggiornamento del 16 Marzo 2016: Il disturbo SAD è stato messo in discussione da un recente studio, nel quale non si contraddice il ruolo della melatonina nel ritmo circadiano, ma solo quello della luce nel causare un effettivo disturbo dell’umore.

No, non stiamo parlando del flash utilizzato dai Man In Black per cancellare la memoria, anzi: se il cervello è colpito dalla luce, la memoria si incrementa!
E tu, ti faresti sparaflashare?
Annalisa Viola
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